Sarà vero? O è solo l'ennesima bufala...????

postato da strepitolina [02/12/2007 15:05]
  Sarà vero?!?!? :

Cibi a Calorie Negative: Mangi e Dimagrisci

 

 

 

Tutti gli alimenti, in maggiore o minor misura, contengono calorie. Non esiste un alimento che si possa di fatto definire a "calorie negative". Tuttavia, gli effetti nel loro insieme di taluni alimenti sul nostro organismo sono quelli di "bruciare calorie". Non ci crederete ma è la verità. I cibi a calorie negative sono quelli che usano più calorie per la digestione rispetto alle calorie effettivamente contenute negli alimenti stessi!

 

 Questo perchè le calorie fornite da questi alimenti sono molto più difficili da demolire e trasformare da parte dell'organismo. In altre parole, il corpo deve lavorare più sodo al fine di estrarre calorie. Ciò fa sì che questi cibi abbiano uno straordinario vantaggio in materia di consumo naturale dei grassi; essi sono pertanto noti sotto il nome di "Cibi Bruciagrassi".

 

Vediamo come funziona: una porzione di dessert dal valore ipotetico di 400 KCalorie può richiederne solamente 150 per essere digerita dal nostro organismo, con il risultato di un guadagno netto di 250 calorie che vanno ad aggiungersi al nostro grasso corporeo già esistente!

 

Secondo questa teoria, ad esempio, se mangi 100 calorie di un alimento che ne richiede 150 per digerirlo, allora avrai bruciato  50 calorie supplementari semplicemente mangiando quel cibo. Di norma, una porzione di broccoli da 27 calorie (100 grammi) richiede 80 calorie per essere digerita, con il risultato di una perdita netta di 53 calorie dal grasso corporeo!! Pertanto, più si mangia, più si perde peso!!!

 

Attenzione però, prima che pensiate di aver trovato la soluzione a tutti i vostri problemi, tenete bene presente che: Tutti I cibi possiedono un contenuto calorico (calorie), nutriente (carboidrati, grassi, proteine) e vitaminico-minerale (produttore di enzimi) e che l' alimentazione deve essere rispettare un determinato equilibrio tra tutti questi elementi.

 

Per cominciare quindi dovete stabilire tramite il profilo dieta il vostro metabolismo basale e il fabbisogno calorico giornaliero.Si tratta semplicemente di conoscere in base alle vostre caratteristiche fisiche di quante calorie avete bisogno per mantenere il peso attuale o per dimagrire a un ritmo salutare di massimo 1.5 chilogrammi a settimana.

 

Scoperto quante calorie prevede la vostra dieta il gioco consiste nel distribuirle il più possibile, rispettando il giusto equilibrio dei nutrimenti (carboidrati,proteine,grassi,minerali,vitamine), a favore degli alimenti a calorie negative.Per fare questo potete utilizzare nuovissime applicazioni che la tecnologia moderna ci mette a disposizione, come il database nutrizionale che permette la costruzione in pochissimi minuti di intere diete equilibrate

 

Questa strategia promette di farvi perdere peso più velocemente mangiando porzioni maggiori e di conseguenza senza soffrire il tanto temuto senso di fame.

 

Esiste un'enorme varietà di questi cibi-bruciagrassi a calorie negative. In natura se ne trovano una molteciplità che combinano basso contenuto di calorie, gusto delizioso ed eccellenti proprietà.

 

Per ridurre il peso e per contrastare l'obesità, non dovrete più soffrire la fame.

 

Potrete mangiare un sacco di cibi a calorie negative per perdere quel grasso di troppo e diventare snelli in modo naturale. Alcuni di questi alimenti naturali sono gli asparagi, le mele, le barbabietole, i frutti a bacca (frutti di bosco), i broccoli, il cavolo cappuccino, le carote, i cavolfiori, il sedano, il peperoncino, i cetrioli, l'aglio, la lattuga, il pompelmo, il limone, il mango, la cipolla, le arance, la papaia, l'ananas, gli spinaci, le rape, le zucchine, ecc. La lista dei cibi a calorie negative ne contiene all'incirca 100.

 

Le deliziose e nutrienti ricette da far venire l'acquolina in bocca a base di alimenti naturali a calorie negative, nella giusta combinazione e con un pochino di esercizio fisico, vi permetteranno di accelerare il metabolismo, dando uno straordinario impulso alla sua capacità di bruciare i grassi. Resterete sorpresi da come il vostro metabolismo e la vostra figura ne risulteranno migliorati.

 

  POSSIBILE CHE SIA VERO??? O QUEST'ARTICOLO RIPORTA SOLAMENTE L'ENNESIMA BUFALA!?!?!?!?

 



LAVORARE GRATIS è UGUALE A FARE DEL VOLONTARIATO?

postato da strepitolina [04/11/2007 16:13]

 

Non ho tempo. Questa è la frase che uso di + in questo periodo... Non avevo il tempo di scrivere, di viaggiare su internet, di leggere , non ho tempo x nessuna delle cose che mi piacciono insomma...  Da settembre ho aggiunto il lavoro numero 5 ALLA MIA LISTA, e le mie giornate lavorative possono durare anche 12 ore senza che comunque io riesca a raggiungere uno stipendio normale..

Il precariato continua. Mi illudevo che non fosse così ma... IN TEORIA, MA SOLO IN TEORIA, DOVREI PURE RENDERE GRATIS E LECCARE I PIEDI A TUTTI QUEGLI INCOMPETENTI CHE GESTISCONO IL MIO TEMPO IN MODO SCANDALOSO...

Tutto a termine, OGNI CONTRATTO, OGNI PROGETTO...TUTTO.... e non posso lasciar nulla perchè ognuno dei miei incarichi rende poco, troppo poco....

Si può vivere con 600 euro? E con 300?

Non si può...

Facile dire "se sei stanca lascia qualcosa..." , non si può lasciare... o si finisce nella cacca... ci sono i conti da pagare, l'ipotetica automobile da comperare a rate... La casa... La vita di tutti  giorni...

 

Ora + che mai mi rendo conto di come i soldi finiscano in fretta...

Basta mettere benzina, prendere un caffè, magari comprarsi una borsa e fare un salto dal parrucchiere...

Ovvio, se invece abiti da solo e devi pagare bollette e cibo, col cazzo che ti prendi un caffè, compri una borsa e dai una aggiustatina ai capelli...

In entrambi i casi si ritorna in fretta a zero...

Allora? Cosa eliminiamo oggi?

Eliminiamo la benzina? Non si può.

Eliminiamo cibo e bollette?

Eliminiamo la rata per la macchina nuova che a questo punto non so nemmeno se comprerò? Non si potrebbe...

E l'auto vecchia dal meccanico? Che si fa ? Da qualche parte i soldi devono uscire fuori... Non si può andare a piedi... Per un lavoro da 300 euro devo perforza anche possedere l'auto... E quando in estate mi son beccata la multa da 148 euro? Mezzo stipendio andato,finito, volatilizzato...

 Allora mi dico...

Quando noi giovani potremo avere una vita, non dico agiata e senza preoccupazioni, ma almeno una vita normale???!

Non sono una che fa rate, mutui e debiti...

Perchè ho paura che il vento cambi...E se non ce la fai a pagare cosa può succedere...?!?!

Ma in questo mondo ho la netta sensazione che se vuoi vivere devi per forza indebitarti... Di poco o di molto, ma devi indebitarti...

O vivere schiavo di genitori invadenti... O di compagni invadenti...   

Che delusione...Anche tanta gente che conosco riscontra come me che molti ragazzi oramai vanno a vivere insieme + x convenienza che x amore... Così facendo hanno qualcuno con cui condividere spese e bollette...Tutto costa sempre di +, e gli stipendi invece si abbassano ancora e ancora... Allora dividere per 2 già vuol dire molto...

Ah, la NON novità? Anche nel nuovo posto di lavoro mi hanno chiesto di fare ore in +non pagate, come volontariato...

E nel posto vecchio?

Il fatto di aver quasi dimezzato il mio stipendio, aumentato le mie ore, e trasformato il mio contratto in un part-time invece che in un progetto... per loro dovrebbe rendermi felice... così felice che proprio ora che mi hanno fatto QUESTO GRANDE FAVORE non posso rifiutarmi di lavorare x un sacco di ore extra a GRATIS... però lo chiamano VOLONTARIATO... Ma il volontariato è qualcosa di volontario, e che io faccio da sempre e che nessuno deve insegnarmi...  Ma lavorare gratis non è volontariato: per me è un abuso! e mi verrebbe voglia di denunciare tutti...

Tanto loro , anche la persona che ti pare la + corretta, hanno il loro bello stipendio, bello denso, bello pieno... facile poi chiedere a te che guadagni solo 300 euro di fare lavoro extra gratis... x fare un bene all'associazione/ditta/cooperativa/ecc.

 

MA A ME, CHI ME LO FA DEL BENE?

VOLETE VENIRE UN PO' A CASA MIA A STIRARE?

A PULIRE E A CUCINARE?

DAI, FATE UNA BUONA AZIONE! è VOLONTARIATO IN FONDO...

MA VAFFANCULO!!!!

 



SETTEMBRE=LAVORO

postato da strepitolina [07/09/2007 18:08]
Settembre è arrivato.

E così pure l'angoscia da insicurezza lavorativa...



Ma c'è di +...

c'è un detto che dice che se sei single e non hai un lavoro non ti capita niente x un pezzo...



se hai il fidanzato invece ti si presentano mille occasioni,



e se hai un lavoro te ne propongono di continuo altri...





Bene, fino ad ora nisba...poi... ho mandato un curriculum, dopo 40 minuti mi hanno convocata x un colloquio...

e proprio a questo punto si presentano altre cose...e altre ancora... tutte insieme...tanto che adesso l'angoscia la provo perchè mi pare di non sapere bene cosa scegliere... Insomma...tutte insieme??!!?!?



Io consiglio a me stessa di non accettare il lavoro sicuro in una catena di negozi... se non avessi avuto altre opzioni a sto giro sarei stata costretta a rassegnarmi...ma visto che altre opzioni forse stavolta ci sono ... be, come dire...



Le persone che mi conoscono bene mi consigliano di fare così, esattamente così come voglio fare io, e questo mi rassicura...



invece il mio ragazzo, non si capisce xchè, continua a consigliarmi di fare la cassiera...

anche l'altra delle cose che mi porta sempre di + a scartare quel lavoro è che stamattina al colloquio mi hanno detto che dovrei lavorare per forza a turni...e io odio questa cosa! come potrei organizzare tutti i miei corsi? dovrei smettere proprio di insegnare anche nei ritagli di tempo, anche dopocena...e dovrei smettere anche di seguire corsi e aggiornamenti...



non potrei + gestire la mia vita, e questa è la cosa di odio di +! non voglio essere schiava del sistema...



xchè il mio ragazzo non lo capisce e mi tratta come se fossi una deficente a scaciare questa opzione lavorativa?



poi mi è venuta un'altra idea... io prendo un'altra laurea... lo faccio x me... sono indecisa tra una cosa che mi piace e non mi darà mai pane, e una che mi piace ma che potrebbe contribuire anche a rendermi competitiva nel mondo del lavoro...

però lo voglio proprio fare...



ah, la vita....



:)


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AMSTERDAM: MUSEO DEL SESSO

postato da strepitolina [05/09/2007 15:37]
NON HO INSERITO LE IMMAGINI IN MODO OTTIMALE....SCORRETE LA PAGINA FINO IN FONDO E APSETTATE CHE CARICHINO...









COSTA POCO, TI CI PUOI RIPARARE DALLA PIOGGIA E FARE 2 RISATE, NON DEVI CAMMINARE KM E KM PER TROVARLO... COS'è? Il museo del sesso!

Cisono manichini ce riproducono scenette trash, rievocazione di personaggi considerati icone, statuette e dipinti antichi, fumetti , reperti archeologici, e foto d'epoca...









La cosa più interessante sono state le pareti ricoperte di foto d'eposa...a partire dal 1800 con foto di perversioni ecc ecc...









poi una zona dedicata a mata hari, a rodolfo valentino, a marylin monroe...







POI LA COMPARAZIONE DELLE ALTEZZE...OIO SONO BASSISSIMA...O QUESTO è L'ATTREZZO DI UN GIGANTE....

















E LA VECCHIA MATRONA?!? ASSOMIGLIAVA A CERTE DONNINE CHE STAVANO NEI QUARTIERI ROSSI... MA CHI è CHE CI VA?!?!







POI CI SONO ANCHE STATUE MODERNE CHE EMULANO LE ANTICHE...








e per finire con la saga di queste stronzate...



ecco a voi... IL VERO SUPERMINCHIA.... HAHAHAHAHAH!!!!













PER I DEBOLI DI STOMACO SCONSIGLIO LA SESSIONE DEDICATA AL SADOMASO PESANTE... VEDERE FOTO DI GENTE LEGATA COME SALAMI O TORTURATA CON SPILLONI ECC NON è MOLTO DIVERTENTE...





X CHI HA DIMESTICHEZZA CON L'INGLESE CONSIGLIO DI METTERE ALL'ORECCHIO IL TELEFONO SEXI E DI FARSI 2 RISATE...

144 GRATUITO....

HAHAHAHAHA HIHIHIHIH HAHAHAHAH





CIAAAAAOOOOOOO!




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MALTA TRA PULCI E SIMPATIA...

postato da strepitolina [03/09/2007 21:59]
VIAGGIO A MALTA:

DIVERTIMENTO CON LE AMICHE,

MUSEI, NATURA

E DISAVVENTURE FANTOZZIANE!

E NOI COMINCIAMO DA QUELLE!!!



Questa è parte della lettera di reclamo indirizzata al tour operator ma ci sono state anche altre cose negative oltre queste e ve ne parlerò in seguito con calma

:)





Per cominciare, l'autista CHE DOVEVA ACCOMPAGNARCI dall'aeroporto di Valletta al ns. all'hotel, oltre ad una guida pericolosa, ci ha accompagnate alla struttura sbagliata, senza fornirci alcuna indicazione ed obbligandoci così a percorrere varie decine di metri trascinando le nostre valigie pesanti alla ricerca della struttura giusta, cosa che ci ha creato non poche difficoltà, dato che il nome della struttura, dal lato del cortile interno dove eravamo scese, non era indicato adeguatamente era notte e non si vedeva bene

Questo e' ben poca cosa rispetto a ciò che si e' verificato in seguito. Alla reception , descritto dal catalogo come un hotel all'avanguardia e dotato di ogni comfort, ci e' stata consegnata la chiave di una stanza, che si e' immediatamente rivelata molto sporca. Nello specifico, le lenzuola erano visibilmente macchiate di una sostanza di colore marrone, non meglio identificata, la stanza era piena di polvere, persino sui letti, di cui il terzo era un divano molto scomodo, adattato all'occasione. Inoltre, le pattumiere non erano state svuotate, così come il frigorifero, che conteneva ancora un succo d'arancia appartenente ai clienti precedenti. Per finire, il pavimento del bagno e la vasca erano pieni di capelli e di peli pubici. Dopo varie proteste, accolte piuttosto malamente ed in modo scortese da parte del personale dell'hotel, siamo state trasferite in un'altra stanza, che ha ugualmente creato vari problemi:

1) Scarsa pulizia dell'ambiente e delle lenzuola (sono stati nuovamente rinvenuti capelli e peli pubici nel bagno, nonché macchie di sangue rappreso su un cuscino).

2) Pale del ventilatore scarsamente funzionanti, con una calura insopportabile, che ci ha costrette ogni notte a dormire con la finestra aperta.

3) Posizione della stanza non tranquilla, dato che il nostro sonno e' stato disturbato per tutta la notte, prima dai rumori molesti provenienti dai locali adiacenti alla struttura, e successivamente, alle 5.45 del mattino, dal passaggio di mezzi pesanti, che emanavano anche un fastidioso odore di carburante.

4) Il terzo letto, come nella stanza precedente, era di nuovo un divano, a ns. parere inadeguato alla funzione che svolgeva, essendo stretto, di materiale plastico (che rendeva quindi ancora più insopportabile la calura) e, soprattutto, non un divano letto.



Lo staff dell'hotel ci ha concesso una pulizia "straordinaria" (ha ha ha) della stanza, dato che, non esistendo alcun impianto di scolo dell'acqua, la doccia aveva inondato tutto il bagno, parte della stanza, fino ad esondare nel corridoio. In realtà, la pulizia "straordinaria" e' consistita soltanto in un lavaggio molto superficiale del solo pavimento del bagno, senza aggiungere altro, nonostante le nostre ripetute richieste di fornirci asciugamani aggiuntivi. Gli asciugamani erano tre, uno a testa, ma di dimensioni troppo ridotte, per cui avremmo avuto necessità di averne in numero maggiore.

Il giorno seguente, turno "ufficiale" di pulizia della ns. stanza, abbiamo ritrovato i ns. abiti in posizione diversa da quella in cui essi erano stati lasciati, ed anche gettati malamente e tutti aggrinziti sul comodino. Le lenzuola sono state cambiate, ma i letti non sono mai stati rassettati. Inoltre, il kit di benvenuto, consistente in saponette ed asciugamani, si e' rivelato insufficiente, soltanto per due persone e non per tre.

5)violazione della privacy da parte di inservienti che entravano come se nulla fosse in camera nostra anche mentre c eravamo

6) La piscina, oltre ad avere orari molto scomodi ( con chiusura alle ore 18.00), era molto sporca, con lacqua talmente torbida da non poter vedere il fondo, e disseminata di cerotti ed altre sporcizie galleggianti. Una nota sullestrema scortesia del personale addetto alla piscina stessa: al momento della chiusura, questi hanno svegliato in maniera molto brusca diverse persone assopite sui lettini.





VOLETE ALTRO?!?!?


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AMSTERDAM

postato da strepitolina [21/08/2007 20:30]
LA VACANZA PIù BELLA DELLA MIA VITA...



Sono tornata stamattina da Amsterdam dopo 12 ore di macchina. Sono ancora abbastanza stanca, ma molto molto felice. Mi sono divertita un sacco...



Dopodomani riparto, vado a Malta. Chissà se mi divertirò altrettanto... Speriamo!



Vorrei darvi degli utili consigli o delle dritte risparmiose però...



La prima cosa. Non parcheggiate per strada: costa un botto e poi se scade il parcheggio subito ganasce alla macchina e multa ultra salata (+ di 100 euro). Rassegnatevi: quasi 5 euro all'ora, tutti i giorni fino a mezzanotte e anche la domenica e i festivi...

La cosa migliore è prendere l'autobus, se allogiate in periferia o fuori città, o mettere l'auto in un parcheggio privato. Quello che costa meno è l'euro parking, 2,80 euro a l'ora...

Vi dico questo perchè ben 3 diversi gruppi di conoscenti in questa settimana hanno lasciato la macchina senza pagare il parcheggio e dopo 2 minuti il dramma...



Altro consiglio: non partite con banconote da 200 euro o da 500 euro... nessuno le accetta, x legge da quanto ho capito... e non le scambiano nemmeno alla banca o alla posta...

L'unico modo è andare in un change e pagare, anche se c'è scritto no commission... non ci sono commissioni se cambiate dollari, yen o altro... ma da euro a euro si paga! 10 euro, o 5, o se girate un po' alla fine trovate anche chi ve li scambia per 2,50 euro... comunque un furto!

Anche i 100 euro li guardano un po' male, occhio!

Se prendete l'autobus sappiate che ci sono diverse opzioni risparmio e così anche per vedere i musei.

Per dormire posso consigliarvi il campeggio, ma siccome ad Amsterdam sta sempre per piovere, o è appena piovuto... be, invece che la tenda vi consiglio la baita di legno. Una casina da 4 posti, con tavolo e sedie, cucina, elettricità e posto auto costa 29 euro al giorno dividibili tra i partecipanti... insomma uno ci può stare...



La benzina e il diesel costano meno, fate il pieno che vi conviene...



poi altre opzioni risparmiose, dunque, a ecco! L'acqua costa un sacco! Rischiate che una bottiglietta piccola vi costi + che il panino... idem per il caffè...

Dunque occhio ai supermercati che vi convengono! O altrimenti 7 euro al litro.... :)



Adesso vado a cena, ma domani se ce la faccio scrivo un altro po'... kisses...










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THE BLAIR WITCH PROJECT

postato da strepitolina [12/08/2007 15:44]






Ed eccomi qua.

Tra 2 ore partirò per le vacanze. Ma voglio dedicare questo post ad un altro film che ho rivisto volentieri di recente.

Con Visitors sono ferma alla battaglia finale, oramai vedrò la seconda serie solo a settembre

Dunque, ho visto per la prima volta The Blair Witch Project in un cinema di Poggibonzi, spettacolo notturno, circa le 2 di notte io e il mio fidanzatino storico avevamo scelto proprio un orario adatto

Ma la sala era abbastanza piena, tutti in religioso silenzio e concentratissimi ad aver paura paura nellattesa che accadesse qualcosa la vera paura, quella che ti cattura quando non si vede proprio niente e il cervello è impegnato ad immaginare da solo chissà cosa e chissà chi

"The Blair Witch Project" è nato come pellicola semi indipendente, ed ha goduto di una furbissima campagna promozionale. Siamo infatti in presenza di un'opera che, aldilà dei gusti personali, è interessante sotto moltissimi punti di vista, a partire dall'abile ed intelligente lavoro di preparazione mediatica con cui è stata anticipata la sua uscita nelle sale. Tutto, o quasi tutto, accade al di fuori della pellicola. Siti internet, speciali televisivi, libri e dossier cartacei, addirittura cd musicali.

LA TRAMA

Tre studenti si recano nei boschi attorno alla cittadina di Burkittsville, Maryland, per girare una documentario sulla leggenda della strega di Blair. I loro nomi: Heather Donahue, la regista e fautrice del progetto, Joshua Leonard, il tecnico delle immagini, e Michael Williams, il tecnico audio. Dopo aver effettuato e ripreso varie interviste nella cittadina, il 21 ottobre i tre si addentrano nella foresta. Strani avvenimenti, voci di bambini in lontananza, rumori di passi, accompagnano le loro notti. Queste esistenze si manifestano apertamente segnalando la loro presenza con oggetti rituali lasciati nei dintorni dell'accampamento dei giovani. Strani cumuli di pietra, piccoli mazzi di ramoscelli d'albero, strane figure umanoidi formate con i rami degli alberi e ad essi appese. Ben presto ciò che doveva essere una semplice avventura nel bosco si trasforma in incubo. Incubo che si aggrava quando Joshua scompare misteriosamente. I due superstiti vengono perseguitati nella notte dalle grida di dolore del loro amico. Grida che guidano Heather e Michael verso una strana casa nel bosco. E' in questo luogo che termina il film con un finale aperto e volutamente ambiguo.



Soprattutto nelle fasi conclusive del racconto, cè una suspence impressionante, ottenuta senza sfoderare i soliti e fin troppo facili luoghi comuni del prodotto di genere, ma con la riuscita evocazione di paure ancestrali, spesso risvegliate mediante un utilizzo subliminale degli stimoli sensoriali. Gli autori sfruttano soprattutto la frustrante insufficienza della percezioni visiva ed uditiva - l'instabilità dell'immagine, le limitazioni del campo visivo, della messa a fuoco o della luminosità, le sonorità smorzate e di imprevista provenienza, e molto altro ancora

Il battage pubblicitario del film ha inizialmente tentato di far passare la pellicola come il resoconto di fatti realmente accaduti. Per questo, molti mesi prima dell'uscita nelle sale, sono apparsi siti Internet contenenti messaggi per tentare di ritrovare i tre protagonisti, con continue allusioni ai misteri che hanno circondato la loro improvvisa scomparsa. Tutte le riprese sono effettuate dagli stessi ragazzi utilizzando due telecamere a mano. Una telecamera sedici millimetri in bianco e nero, inizialmente destinata al "racconto oggettivo" del documentario, e una piccola videocamera 8 millimetri a colori destinata a riprendere i momenti privati e personali del gruppo. Una rigida distinzione iniziale sui modi e oggetti della visione che cade miseramente quando il pianificato documentario sulla strega di Blair si trasforma in un disperato diario dei tre giovani. I ragazzi rivolgono sempre più frequentemente la camera verso se stessi, diventando allo stesso momento soggetti ed oggetti del vedere. La videocamera si trasforma in protesi meccanica in grado di trasmettere "visivamente" al pubblico l'angoscia e le tensioni. Se la sceneggiatura, peraltro assente, penalizza questo film, l'importanza data al senso dell'udito ne rappresenta la caratteristica principale. In The Blair Witch Project tutto accade al di fuori di ogni schema narrativo di genere. Più volte lo schermo è oscurato, completamente nero. Si odono solo le voci affannate dei protagonisti, o quelle in lontananza di bambini che piangono disperati nella notte. Pur trattandosi di "cinema" le immagini qui contano poco o nulla. Il senso della vista è relegato in secondo piano rispetto a quello dell'udito. Sono i racconti delle persone, i rumori confusi del bosco notturno, il pianto dei bambini nel buio, le urla strazianti di Joshua a costruire l'immagine della paura. Un'immagine mentale personale, individuale. Una inquietudine più intima, legata alle paure ancestrali di ogni singolo spettatore. Prima fra tutte la paura del buio. Nella società moderna vedere è conoscere. Al buio è impossibile conoscere. In The Blair Witch Project più volte lo spettatore è lasciato fisicamente al buio. E' lo spettro delle paure interiori dell'individuo che guarda ad essere chiamato in gioco per riempire i vuoti immagine. Tutto il peso emotivo del film ricade sul singolo spettatore. Un individuo che guarda e non vede, che pensa di conoscere e non conosce ciò che gli si presenta innanzi. L'ignoto è più emotivamente suggestivo del noto, l'invisibile del visibile. Andando ad agire sui meccanismi primordiali della paura The Blair Witch Project costruisce un prodotto horror fortemente emotivo e coinvolgente.

The Blair Witch Project è probabilmente il film che ha avuto il guadagno netto (detratti i costi, quindi) più alto di tutta la storia del cinema.

Il seguito, BLAIR WITCH PROJECT 2 IL LIBRO SEGRETO DELLE STREGHE, è stato affidato ad altri registi, che ne hanno fatto un filmetto horror classico, di quelli che attirano i ragazzini al cinema pur non avendo niente di speciale. Non cè uno stile narrativo particolare, e ben poco lo accomuna al numero 1.

TRAMA

Un gruppo di cinque ragazzi, attirato dallidea di scoprire quanta verità si nasconda dietro la storia del falso documentario "The Blair Witch Project", decide di tornare sui passi dei tre disgraziati studenti di cinema che, teoricamente, avrebbero perso la vita tra i boschi di Burkittesville. Decidono di passare la prima notte proprio nei pressi della casa sotto le cui macerie furono trovati i nastri girati dai dispersi ma, inspiegabilmente, al loro risveglio scoprono che qualcosa è accaduto, e non ne hanno conservata memoria: appunti a brandelli, telecamere frantumate sulla roccia e videocassette nascoste. Spaventati, abbandonano limpresa e si rifugiano nella casa della loro guida in cerca di spiegazioni















BUONE VACANZE A TUTTI!!!


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VISITORS

postato da strepitolina [10/08/2007 15:02]






ARRIVANO I LUCERTOLONI



Dopo Twin Peaks, come ammazzare il tempo mentre pulisco/faccio ginnastica/creo aggeggi / scrivo/dormicchio/ecc/ecc??!??

Ecco qua che pensando a qualche altra vecchia serie che i miei non mi permettevano di vedere mi sono ricordata di Visitors

E tutte le curiosità che avevo e che non mi sono mai tolta

Che fine avrà fatto la bambina che entra nel bozzo e ne riesce adulta?

E i topi di Diana? Se li sarà magnata tutti fino all'indigestione?!?

E il mitico giornalista dassalto? E la Biologa zoppa???



Tadadadan



Sto guardando le prime puntate della prima serie, che in realtà erano veri e proprio film tv allinizio



La storia di Visitors parla di una invasione aliena Invasione fatta subdolamente, in modo finto pacifico istituendo una sorta di regime simil nazista grazie allaiuto di collaborazionisti umani che

gli credono o a cui è stato fatto il lavaggio del cervello...



Questa serie ha anche un origne letteraria...deriva dal romanzo di Sinclair Lewis del 1935 "It can't happen here" (Qui non puo accadere) dove vengono analizzate le possibilità di un futuro nazista negli Stati Uniti. Il connubio tra questo romanzo e un po' di fantascienza ha generato questa serie tv dai contenuti, a volte, anche molto profondi (razzismo, persecuzione, amore...).

Il titolo originale doveva essere Nazi from space (nazisti dallo spazio). Lunica differenza tra il nazismo e la storia narrata nella fiction di Visitors è che "...i nazisti provengono da un altro pianeta..."

Visitors oltre a rappresentare linizio di una saga di fantascienza ottimamente realizzata rappresenta un passo avanti importante per gli effetti speciali in televisione.

Le astronavi che solcano il cielo, le fiammate di laser provenienti dalle pistole dei visitatori, i modellini perfetti delle navette, lambientazione sulla nave madre, le maschere da rettile dei Visitatori rappresentano un lavoro meticoloso, ricercato e di qualità che tutti noi ancora oggi ricordiamo.



Ve li ricordate?!?!



;)










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TWIN PEAKS

postato da strepitolina [08/08/2007 12:27]
STO RIVISITANDO VECCHIE SERIE E VECCHI FILM. PER ESEMPIO TWIN PEAKS, CHE DA PICCOLA NON SONO RIUSCITA A VEDERE INTEGRALMENTE A CAUSA DEI MIEI GENITORI:UNA SOLA TV, E DI SICURO LORO NON AMAVANO IL GENERE...OLTRE AL FATTO CHE IO ERO PICCOLA...

INSOMMA, MI SONO APPENA RIVISTA TUTTA LA SERIE, IL FILM, E POI STO LEGGENDO DI NUOVO IL DIARIO DI LAURA PALMER...

ORA MI MANCHEREBBE SOLO QUELLO DI DALE COOPER...MA è INTROVABILE, E SU E BAY COSTA BEN 200 EURO.... ARG!!!

VOI COSA NE PENSATE? VI PIACEVA? LO VEDEVATE?


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IL GATTO NERO

postato da strepitolina [06/08/2007 11:59]
IL GATTO NERO







Ecco il noto racconto "Il gatto nero" (tit.orig. "The Black Cat") di Edgar Allan Poe (nato a Boston il 19 gennaio 1809, morto a Baltimora il 7 ottobre 1849), considerato universalmente l'inventore delle detective stories e dei thriller psicologici.



Per la narrazione stravagantissima eppure quanto mai domestica che sono sul punto di vergare, non mi aspetto né sollecito né fede. Pazzo sarei davvero ad aspettarmela, in un caso in cui i miei sensi stessi respingono la propria testimonianza. Eppure non sono un pazzo, e con ogni certezza non sogno. Ma domani muoio, e oggi vorrei togliermi dall'anima un gran peso.

Il mio scopo immediato è di mettere a conoscenza del mondo, in modo semplice e succinto, e senza commenti, una serie di puri avvenimenti casalinghi. Nelle conseguenze avute, questi avvenimenti mi hanno atterrito, torturato, distrutto. Ma non mi proverò a esporle. In me hanno destato non altro che orrore; a molti parranno meno terribili dei grotteschi da baraccone. D'ora in poi, forse, si troverà qualche intelletto più calmo, più logico e assai meno eccitabile del mio, che nelle circostanze da me specificate con tanta paura non vedrà nulla di più di un'ordinaria successione di cause ed effetti normalissimi.

Sin dall'infanzia mi feci notare per la mia indole docile e umana. La mia tenerezza di cuore era anzi così spinta da fare di me lo zimbello dei miei compagni. Avevo un particolare attaccamento per gli animali, e i miei genitori mi assecondavano regalandomi una gran quantità di bestiole addomesticate. Con queste passavo la maggior parte del mio tempo, e non ero mai così felice come quando le cibavo o accarezzavo. Questo tratto peculiare del mio carattere andò crescendo in me col crescere della mia persona, e giunto che fui a virilità divenne per me una delle principali fonti di piacere. A chi abbia nutrito affetto per un cane fedele e sagace, non ho certo bisogno di affannarmi a spiegare natura o intensità della soddisfazione così procurabile. Nell'amore disinteressato e generoso di una bestia c'è qualcosa che va diritto al cuore di chi ha avuto frequenti occasioni di mettere alla prova la dozzinale amicizia e labile fedeltà del semplice UOMO. Io mi sposai presto, e fui lieto di trovare in mia moglie un'indole non aliena dalla mia. Osservando la mia predilezione per gli animali da casa e da salotto, non perdeva occasione di procurarmi quelli delle specie più piacevoli. Avemmo così uccelli, pesci dorati, un cane di razza, conigli, una scimmietta e un GATTO. Quest'ultimo era un animale di notevoli proporzioni e bellezza, tutto nero e dotato di intelligenza sbalorditiva. A tale proposito, mia moglie, incline in cuor suo alla superstizione, faceva continue allusioni all'inveterata credenza popolare che considera tutti i gatti neri streghe travestite. Non che prendesse mai tale idea SUL SERIO, e se io ne parlo adesso è soltanto perché mi è capitato di ricordarmene.

Pluto - era questo il nome del gatto - era il mio animaletto favorito e compagno di giochi. Io solo gli davo da mangiare, e lui mi seguiva dovunque mi recassi in casa. A stento anzi riuscivo ad impedirgli di seguirmi per le strade.

In questo modo la nostra amicizia durò parecchi anni, durante i quali (e arrossisco al confessarlo) temperamento e carattere ebbero a subire in me - sotto l'azione del Dèmone Intemperanza - un radicale peggioramento. Di giorno in giorno mi facevo più lunatico, più irritabile, più irriguardoso per i sentimenti degli altri. Mi lasciavo andare a espressioni scorrette verso mia moglie; e finii per usarle violenza materiale. Naturalmente i miei favoriti risentirono del mutamento d'animo: poiché non soltanto li trascuravo, ma li maltrattavo. Per Pluto però serbavo ancora tanto riguardo da frenarmi in fatto di maltrattamenti, mentre non mi facevo scrupolo alcuno di maltrattare i conigli, la scimmia o anche il cane quando il caso o l'affetto me li mettevano tra i piedi.

Ma la mia malattia si aggravò - quale mai malattia è pari all'Alcool? - e infine anche Pluto, che invecchiando si andava facendo un po' petulante, anche Pluto cominciò a provare gli effetti del mio malumore.

Una sera, rincasando in preda a forte ubriachezza da uno dei locali che frequentavo in città, credetti di notare che il gatto mi evitava. Lo afferrai; e allora, spaventato della mia violenza, esso mi ferì lievemente alla mano con un morso. Si impadronì subito di me una furia demoniaca. Non mi riconoscevo più. Sembrava che l'anima mia originaria fosse fuggita via dal corpo; e una malignità più che diabolica, accesa dal gin, mi fece vibrare in ogni fibra. Estrassi un temperino dal taschino del panciotto, lo aprii, ghermii la povera bestiola per la gola e con la lama deliberatamente le cavai un occhio dall'orbita!

Arrossisco, brucio, rabbrividisco al mettere per iscritto quest'infame atrocità.

Quando la ragione ritornò al mattino - svaporati nel sonno i fumi dell'orgia notturna - provai un senso misto d'orrore e rimorso per il delitto di cui mi ero macchiato; ma era tutt'al più un sentimento debole ed equivoco, e l'anima non ne fu sfiorata. Di nuovo mi buttai agli eccessi, e ben presto affogai nel vino ogni ricordo del mio atto.

Frattanto il gatto pian piano guarì. L'orbita vuota del suo occhio, è vero, era spaventosa a vedersi, ma ogni dolore fisico sembrava scomparso. L'animale girava per casa come al solito, ma logicamente fuggiva terrorizzato al mio avvicinarsi. Tanto mi rimaneva ancora dell'antico cuore, che a tutta prima mi afflisse questa evidente antipatia da parte di una creatura che mi aveva voluto così bene. Ma questo sentimento cedette ben presto all'irritazione. E poi, quasi a mia definitiva e irrevocabile rovina, sopraggiunse lo spirito della PERVERSITA'. Di questo spirito la filosofia non tiene conto alcuno. Eppure, quanto sono certo che l'anima mia vive, sono sicuro che la perversità sia fra gli impulsi primitivi del cuore umano una delle invisibili facoltà primarie, o sentimenti, che imprimono un indirizzo al carattere dell'Uomo. A chi mai non è capitato cento volte di commettere un'azione vile o insulsa per la sola ragione che sapeva di NON doverla commettere? Non abbiamo noi la perpetua inclinazione, a dispetto del nostro miglior giudizio, di violare ciò che è LEGGE solo perché tale la riconosciamo? Questo spirito di perversità, dico, venne a rovinarmi per sempre. Fu questa insondabile brama dell'anima di DANNEGGIARE SE STESSA, di far violenza alla propria natura, di commettere il male per il male, che mi spinse a continuare e poi portare a compimento la tortura da me inflitta alla bestiola innocente.

Una mattina, a sangue freddo, le infilai un cappio al collo e la impiccai a un ramo d'albero; la impiccai con gli occhi pieni di lacrime e col più amaro rimorso in cuore, la impiccai PERCHE' sapevo che non mi aveva fatto nulla di male; la impiccai PERCHE', sapevo che così facendo commettevo un peccato, un peccato mortale che avrebbe compromesso l'anima mia indistruttibile fino al punto di porla - se ciò fosse possibile - fin oltre la portata dell'infinita misericordia del Dio di pietà e terrore.

La notte della giornata in cui commisi quest'atto crudele, mi svegliò dal sonno il grido: "Al fuoco!". I tendaggi del mio letto erano in fiamme. La casa divampava tutta. Fu a stento che mia moglie, una domestica ed io sfuggimmo all'incendio. La distruzione fu completa. Tutta la mia sostanza fu divorata, e da allora in poi mi rassegnai alla disperazione. Io sono superiore alla debolezza di voler assodare una susseguenza di causa ed effetto fra il disastro e l'atrocità. Ma ora sto specificando una catena di fatti, e non voglio trascurarne possibilmente nemmeno un anello.

All'indomani dell'incendio, perlustrai le macerie. I muri, a eccezione di uno solo, erano crollati; e tale eccezione consisteva in un muro divisorio, non molto spesso, che sorgeva circa nel mezzo della casa. Contro di esso poggiava a suo tempo la testata del mio letto; e qui l'intonaco resistette in gran parte all'azione del fuoco, fatto che attribuii alla data recente in cui era stato tinteggiato. Intorno a questo muro si era radunata una fitta folla, e molte persone mostravano di esaminarne una certa parte con attenzione minuta e assai intensa. Le parole "strano!", "singolare!" e altre del genere eccitarono la mia curiosità. Mi avvicinai e vidi, quasi scolpita a bassorilievo sulla bianca superficie, la figura di un gigantesco GATTO. L'impressione era così precisa che aveva del meraviglioso. L'animale aveva una corda al collo.

Al primo scorgere quest'apparizione - poiché non potevo considerarla da meno - meraviglia e terrore furono in me estremi. Ma infine la riflessione mi venne in aiuto. Il gatto, ricordai, era stato impiccato in un giardino adiacente alla casa. All'allarme dell'incendio, questo giardino era stato subito invaso dalla folla e alcuni dei suoi componenti dovevano aver staccato l'animale dall'albero per gettarlo, attraverso una finestra aperta, in camera mia. Questo, probabilmente, per svegliare me. Il crollo di altri muri aveva spiaccicato la vittima della mia crudeltà contro la parete, sino a impregnarne l'intonaco fresco; e poi la calcina sotto l'azione delle fiamme, combinata con l'ammoniaca della carogna, aveva creato l'effige come la vidi io.

Sebbene così spiegassi prontamente alla mia ragione, se non proprio alla mia coscienza, lo strabiliante fatto appena descritto, esso non mancò di fare profonda impressione alla mia fantasia. Per mesi e mesi non potei liberarmi del fantasma del gatto; e in questo periodo riaffiorò nel mio spirito un sentimento che sembrava, e non era, rimorso. Giunsi a rimpiangere la perdita dell'animaletto, e a guardarmi intorno, nei locali innominabili che ora abitualmente frequentavo, per cercarne un altro della sua stessa specie, e di aspetto più o meno simile, con cui sostituirlo.

Una sera, mentre sedevo mezzo intontito in una sentina d'infamia, la mia attenzione fu improvvisamente attirata da un certo oggetto nero, adagiato in cima a una delle immense botti di gin e rum che costituivano la mobilia quasi esclusiva del locale. Da vari minuti fissavo la cima di questa botte, e la mia sorpresa scaturì dal fatto che non avessi scorto prima l'oggetto sovrastante. Mi accostai e lo toccai. Era un gatto nero molto grosso; grosso quanto Pluto, e a lui somigliantissimo per ogni verso, tranne uno. Pluto non aveva un solo pelo bianco; ma questo gatto aveva una estesa benché indefinita chiazza bianca che gli copriva quasi per intero il petto.

Al contatto della mia mano, esso subito si alzò, facendo sonoramente le fusa, mi si soffregò contro, e apparve arcicontento della mia attenzione. Era dunque proprio questa la creatura di cui andavo in cerca. Proposi subito l'acquisto al padrone del locale, ma costui non rivendicò alcun diritto - non ne sapeva nulla - non l'aveva mai visto prima. Io continuai a far carezze, e quando mi accinsi a rincasare l'animale si mostrò desideroso di accompagnarmi. Glielo permisi senz'altro; e ogni tanto mi chinavo a coccolarlo strada facendo. Quando esso raggiunse la casa, vi si ambientò subito, e divenne là per là un grande favorito di mia moglie. Per parte mia, mi sentii ben presto nascere antipatia nei suoi riguardi. Era proprio l'inverso di quanto avevo previsto; ma - non so come o perché avvenisse - il suo evidente affetto per me non faceva che disgustarmi e seccarmi.

A poco a poco, questi sentimenti ostili assursero all'asprezza dell'odio. Mi diedi a evitare l'animaletto; un certo senso di vergogna e il ricordo del mio precedente atto di crudeltà mi impedivano di fargli del male fisico. Per varie settimane mi astenni dal colpirlo o arrecargli comunque violenza; ma a lenti gradi - insensibilmente - giunsi a considerarlo con aborrimento inesprimibile e a fuggirne in silenzio l'odiosa presenza, come un fiato di peste. Ciò che senza dubbio rinfocolò in me l'odio per la bestiola fu il fatto di scoprire, la mattina dopo che l'ebbi portato a casa, che al pari di Pluto anch'essa era stata privata di un occhio. Tuttavia tale circostanza non fece altro che renderla più cara a mia moglie, la quale, come ho già detto, possedeva ad alto grado quell'umanità di sentimenti che era stata una volta il mio tratto caratteristico, e mi aveva procurato i piaceri più semplici e puri.

Ma con la mia avversione per questo gatto sembrava aumentare di pari passo la sua predilezione per me. Seguiva i miei passi con una tenacia che sarebbe arduo far comprendere al lettore. Dovunque sedessi, si accoccolava sotto la mia sedia o mi saltava sulle ginocchia, coprendomi delle sue aborrite carezze. Se mi alzavo per camminare, mi si metteva tra i piedi rischiando così di farmi ruzzolare, oppure mi piantava nel vestito gli artigli lunghi e aguzzi per arrampicarmisi sul petto. E allora, pur sentendo la voglia di ucciderlo sul colpo, mi trattenevo dal farlo, in parte per il ricordo del mio vecchio crimine, ma soprattutto - sarò sincero - per un'invincibile PAURA che la bestia mi incuteva. Non era proprio una paura di mali fisici: eppure non saprei altrimenti come definirla.

Quasi mi vergogno di ammettere, sì, anche in questa cella da criminale, mi vergogno quasi di ammetterlo che il terrore e l'orrore suscitati in me dall'animale avevano trovato incentivo in una delle più folli chimere immaginabili. Più di una volta mia moglie aveva richiamato la mia attenzione sul carattere della chiazza di peli bianchi di cui ho parlato, e che costituiva l'unica differenza visibile fra la strana bestia e quella da me massacrata. Il lettore ricorderà che questa chiazza, sebbene estesa, era in origine assai indefinita; ma passo passo - a gradi quasi impercettibili, che per molto tempo la mia ragione si adoperò a respingere come fantasia bizzarra - aveva finito per assumere una rigorosa nettezza di contorni. Era adesso la raffigurazione di un oggetto che rabbrividisco a nominare - e per questo soprattutto aborrivo e temevo il mostro, e me ne sarei sbarazzato SE AVESSI OSATO - era adesso, dico, l'immagine di una cosa orrenda, malaugurata: della FORCA!

Oh, luttuoso e terribile meccanismo di Orrore e Delitto, di Agonia e Morte! E ora davvero ero disperato di una disperazione che la semplice Umanità non conosce. Ed era UN ESSERE BRUTO a ordirmi: a ME, uomo fatto a immagine di Dio, tanto insopportabile affanno! Ahimè! né di giorno né di notte conobbi più la benedizione del riposo! Di giorno l'animale non mi lasciava solo un momento, e di notte mi svegliavo di soprassalto da sogni di indicibile paura per trovarmi sulla faccia l'alito caldo della bestia, e il suo gran peso, un incubo incarnato che non mi potevo scuotere di dosso, gravante per sempre sul MIO CUORE. Sotto la pressione di tormenti come questi, il fioco residuo di bene che avevo in me finì per soccombere. Pensieri malvagi divennero i soli abitatori della mia intimità; i più neri e malvagi. Il mio temperamento già così lunatico si acuì fino a odiare tutto e tutti; mentre i repentini, frequenti e incontrollabili scoppi di una furia alla quale mi abbandonavo ora ciecamente trovavano, ahimè, in mia moglie, aliena com'era da lamentele, la vittima più consueta e paziente.

Un giorno essa mi accompagnò, per qualche faccenda domestica, nella cantina del vecchio edificio che la povertà ci costringeva ad abitare. Il gatto mi seguì per le ripide scale, e facendomi quasi capitombolare mi esasperò fino alla follia. Brandendo alta un'ascia, e scordando nella collera il timore infantile che mi aveva finora fermato la mano, vibrai all'animaletto un colpo che certo gli sarebbe risultato istantaneamente fatale se fosse calato come volevo io. Ma questo colpo fu arrestato dalla mano di mia moglie. Aizzato dalla sua interferenza a una rabbia più che demoniaca, liberai il braccio dalla sua presa e le affondai l'ascia nel cervello. Cadde morta sul posto senza un gemito.

Compiuto questo orribile assassinio, mi accinsi seduta stante, e con piena coscienza, all'impresa di occultare il cadavere. Sapevo bene di non poterlo asportare dalla casa, di giorno o di notte, senza il rischio di essere osservato dai vicini. Molti disegni mi affollarono la mente. A un dato momento pensai di tagliare il cadavere in minuti pezzi e distruggerli col fuoco. Poi invece decisi di scavargli una tomba nel pavimento della cantina. Ancora, ventilai tra me e me l'idea di gettarlo nel pozzo del cortile, di imballarlo in una cassa come fosse una merce qualsiasi, con le solite formalità, e chiamare un facchino che lo portasse via. Infine mi balenò un espediente che consideravo molto migliore di questi. Decisi di murarlo in cantina, come si vuole che i monaci medioevali murassero le loro vittime.

A uno scopo simile la cantina si prestava benissimo. Aveva muri poco compatti, e il rozzo intonaco di cui erano stati recentemente spalmati da cima a fondo non aveva potuto indurirsi per via dell'atmosfera umida. Inoltre una parete presentava una sporgenza, dovuta a un falso camino o focolare, che era stata riempita così da assomigliare al resto della cantina. Non dubitai minimamente di poter smuovere i mattoni in questo punto per poi inserirvi il cadavere e murare tutto come prima in modo che occhio umano non riuscisse a scoprirvi indizio alcuno. E in tale calcolo non mi ingannavo.

Mediante una grossa sbarra di ferro sloggiai facilmente i mattoni, e deposto attentamente il corpo contro la parete interna ve lo rizzai in tale posizione, mentre con poca fatica rimisi tutto a posto come prima. Procuratomi un po' di calcina, sabbia e pelo, con ogni precauzione possibile, preparai un intonaco indistinguibile dal vecchio, e con esso diedi una passata meticolosa all'ammattonato nuovo. Quand'ebbi finito, mi sentii sicuro che tutto andava bene. Il muro non dava il minimo segno di ritocco. La spazzatura fu raccolta da terra con la massima cura possibile. Mi guardai attorno con aria trionfante, e mi dissi: "Qui almeno la mia fatica non è stata vana".

Il passo successivo fu di cercare la bestia che aveva provocato tanta malvagità; poiché mi ero infine fermamente deciso a metterla a morte. Se avessi potuto incontrarla al momento, sul suo destino non avrebbero potuto esserci dubbi; ma a quanto pareva lo scaltro animale si era allarmato della mia violenta collera precedente, e con l'umore che avevo adesso si guardava bene dal farsi vivo. Impossibile descrivere o immaginare il profondo, beato senso di sollievo che l'assenza dell'odiato animale mi suscitò in petto. Non comparve durante la notte e così per una notte almeno, dacché era entrato in casa, io dormii saporitamente e tranquillo; sì, DORMII pur col fardello dell'omicidio sull'anima.

Passarono il secondo giorno e il terzo, e ancora non si vedeva il mio tormentatore. Ancora una volta respirai da uomo libero. Il mostro, terrorizzato, era fuggito per sempre da casa mia! Non l'avrei rivisto più! La mia felicità era suprema! Ben poco mi turbava la colpa del mio misfatto. Si erano fatte alcune indagini, ma avevano ricevuto pronta risposta. Era stata predisposta anche una perquisizione, ma naturalmente nulla si poteva scoprire. Guardai alla mia felicità futura come cosa assicurata. Il quarto giorno dell'assassinio, venne in casa senza preavviso una squadra di poliziotti, che procedettero a una nuova rigorosa investigazione dei locali.

Sicuro però dell'introvabile nascondiglio che avevo prescelto, non provavo il minimo imbarazzo. I funzionari mi ordinarono di accompagnarli nella perquisizione. Non lasciarono inesplorato nessuna nicchia o angolo. Finalmente, per la terza o quarta volta, scesero in cantina. In me non tremava un muscolo. Il cuore mi batteva calmo come quello di chi dorma un sonno innocente. Percorsi la cantina da un capo all'altro. Mi ripiegai le braccia sul petto, e girellai disinvolto. Quelli della polizia erano più che convinti, e si disposero ad andarsene. La gioia era troppo forte perché potessi contenerla. Smaniavo dalla voglia di dire almeno una parola, in segno di trionfo, e raddoppiare in loro la certezza della mia innocenza.

"Signori," dissi alfine, mentre il gruppo risaliva le scale, "sono felice di aver placato i vostri sospetti. Vi auguro salute e un po' più di cortesia. Tra parentesi, signori miei, questa, questa è una casa molto ben costruita," (nella smania di buttar là parole disinvolte, non sapevo quasi che cosa dicessi), "direi anzi una casa costruita in maniera ECCELLENTE. Questi muri - ve ne andate, signori? - questi muri sono solidamente fabbricati"; e qui, per pura frenesia di fare una bravata, picchiai forte con un bastone che avevo in mano proprio su quella parte dell'ammattonato che dietro di sé celava il cadavere della mia povera moglie. Ma possa Iddio proteggermi e salvarmi dalle zanne dell'Arcidiavolo! Il riverbero dei miei colpi si era appena smorzato, che mi rispose una voce dall'interno della tomba; con un grido dapprima attutito e rotto come il singhiozzo di un bimbo, e poi rapidamente acuito fino a diventare un lungo urlo sonoro e ininterrotto, assolutamente anomalo e inumano: un ululato, un grido lamentoso, metà d'orrore e metà di trionfo, come avrebbe potuto sorgere solo dall'inferno, dalle gole dei dannati nel loro spasimo congiunto all'esultanza dei demoni. Dei miei pensieri è follia parlare. Svenendo, barcollai per andare ad appoggiarmi alla parete opposta.

Per un attimo il gruppo di poliziotti sulla scala rimase immobile, in preda a estremo, sacro terrore. Subito dopo una dozzina di braccia vigorose lavoravano al muro, che cadde di schianto. Il cadavere, già putrefatto in gran parte e incrostato di sangue rappreso, apparve eretto agli occhi degli spettatori. Sulla testa, le rosse fauci spalancate e l'occhio singolo in fiamme, si appollaiava la bestia orrenda che con le sue arti mi aveva sedotto all'assassinio e, con la sua voce accusatrice, consegnato al boia.

Avevo murato vivo il mostro nella tomba.




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